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Il Monferrato
 

 

Monfrâ

 Aj veuj ben a ‘sta tèra del Monfrâ

pirchè  an bel mès o j’è il me pais;

e an mès al me pais j’è la me câ

cun la me gent, i familiar, j’amis.

 

Me pâre e me mâre, e i vegg chi son andâ

Prima che me, ai vugh con in suris,

an sla porta dla tomba, a spitem lâ,

per cumpagneme, in de, an paradis.

 

Ma antant ch’a viv ist ure peregrin-e

ant ista tèra magica, e’st colin-e

i m’inebrio con o so splendor,

 

“Oh, fa ch’a resta ancura  in po’, o Signor

-a pregh-; e con il cheur ‘d sentiment pein

‘t ringrass d’avèjme creâ an so soòl munfrein”.

 

 

                           

Monferrato

                                                                 

amo questa terra del Monferrato

 

perché nel suo bel mezzo si trova il mio paese;

e in mezzo al mio paese c’è la mia casa

con la mia gente, i famigliari, gli amici.

 

mio padre e mia madre, ed i vecchi che se ne sono andati

prima di me, li vedo con un sorriso,

sulla soglia della tomba, ad aspettarmi là,

per accompagnarmi, un giorno, in paradiso.

 

ma mentre io vivo queste ore peregrine

in questa terra magica, e queste colline

m’innebriano con il loro splendore,

 

“oh, fai in modo ch’io resti ancora qui un poco, o signore.

io prego-; e con il cuore pieno di sentimento

ti ringrazio d’avermi creato sulla terra monferrina”.                     

 

 Grognardo è sempre stata una terra monferrina, dalla fondazione di questo Stato alla sua annessione al Regno di Sicilia, poi Regno di Sardegna sotto la dinastia dei Savoia.

Solo conoscendo la storia del Monferrato, le sue istituzioni, i rapporti tra le comunità locali ed il potere del sovrano, la strenua difesa da parte dei cittadini delle loro libertà, è possibile capire ciò che siamo stati e siamo.

Ricostruire la storia del Monferrato non è impresa facile; più che uno Stato, sia pure medievale, il Monferrato è, da Aleramo nel 967 all’unione a Mantova dei Gonzaga nel 1536, una configurazione territoriale, soggetta a frequenti, per non dire costanti. mutamenti sia nel territorio che nella struttura interna  statuale.

Intorno alla metà del sec.X Aleramo esercita poteri marchionali, quindi non solo amministrativi ma anche militari, sopra un’ordinata compagine di comitati distesi dal Po fino al mare, nel distretto di Vado-Savona.

E’ questo il Monferrato: un territorio posto all’incrocio d’importanti vie di comunicazione, su cui convergono gli interessi di centri di potere piemontesi, liguri e lombardi. Ciò spiega la grande vitalità di quest’area, che costituirà sempre il nucleo centrale dello Stato monferrino e che non soccomberà sotto l’urto di guerre ed invasioni; un nucleo ricco di commerci, con una forte organizzazione militare, religiosamente omogeneo. Uno Stato   con una originale struttura basata su un patto da parte del Signore di rispettare, in cambio del giuramento di fedeltà, le libertà dei cittadini; un potere che non fu mai tirannico, né sotto gli Aleramici né con i Paleologhi.

La fondazione di Alessandria nel 1168 spacca l’unità territoriale in due parti: il Basso Monferrato al nord, l’Alto Monferrato al sud, con Acqui capitale; ma lo Stato Monferrino resta forte, al centro degli avvenimenti politici, culturali ed artistici non solo italiani ma europei e con rapporti con l’Impero di Bisanzio  e l’Oriente.

I Marchesi della stirpe aleramica  tentano l’avventura dell’Oltremare dove Guglielmo IV ed i suoi figli così come Guglielmo V vengono a morte; e dall’intreccio delle vicende tra Monferrato ed Impero bizantino deriva sul trono monferrino nel 1306 la nuova dinastia dei Paleologhi.

Una politica matrimoniale di vasto orizzonte ha portato gli Aleramici a contatto con le grandi casate regnanti d’Oriente e d’Occidente: ne sono attori memorabili Guglielmo Lungaspada che sposa la sorella di Baldovino IV il Lebbroso, Re di Gerusalemme, Corrado che impalma la sorella dell’Imperatore d’Oriente, il basileus Isacco II  Angelo, Guglielmo IV che conduce a nozze Isabella del conte Riccardo di Glocester e poi, in secondo matrimonio, Beatrice di Pastiglia, figlia del re Alfonso X, ed infine Violante, l’ultima della dinastia, che sposa l’Imperatore di Bisanzio Andronico II Paleologo e lascia il trono monferrino al figlio secondogenito Teodoro.

                               

Mentre i Marchesi Monferrini subiscono e coltivano la suggestione di grandi temi politici internazionali, mirano al trono di Gerusalemme, s’insediano nel regno di Tessalonica, tentano di ottenere la signoria di Genova, nel contempo il piccolo Stato è assediato, premuto, sbocconcellato, infiltrato dai potenti vicini: i Savoia per primi, poi la Repubblica genovese, i Visconti, gli Sforza fino al seicento, allorché la più grande potenza dell’epoca, la Spagna, partendo dal marchesato di Finale tenterà di fare del territorio monferrino la roccaforte di una strada che congiunga il mare della Riviera di Ponente al ducato di Milano, suo possedimento:

Il cambio della dinastia con i Gonzaga di Mantova nel 1536 determina l’inizio di un mutamento sia nell’importanza politica del Monferrato che nella struttura di governo; la gravosa politica fiscale, le terribili pestilenze, le guerre impoverirono il territorio monferrino e si ruppe il rapporto di lealtà e fiducia tra la sua gente ed i governanti. Casale era ormai la nuova capitale e la più importante fortezza europea, contesa tra Francia e Spagna; intorno alla metà del seicento, il Monferrato fu una casella dell’immenso scacchiere    sopra il quale per oltre quarant’anni Francia e Spagna giocarono la loro immane partita per il predominio sull’Europa.

Il Monferrato ne uscirà distrutto ed impoverito, privo ormai di capacità e di volontà di difesa, frutto maturo che i duchi di Savoia, in piena fase espansionistica, colsero con l’occupazione del 1708 che pose fine alla secolare storia di quella che possiamo considerare la nostra prima patria.