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UN PRESEPE NUOVO E SEMPRE UGUALE
Tanti secoli fa Francesco d’Assisi
creò il primo Presepe. Era l’epoca in cui il popolo conosceva la parola di
Dio non dai libri, che non c’erano e poi pochissimi sapevano leggere, ma
dai predicatori, dai dipinti delle chiese, dalle sacre rappresentazioni.
Tale è appunto il Presepio, ma nessuno poteva immaginare il successo di
questa rappresentazione, che dura ancora oggi. La spiegazione sta nel
fatto che il Presepio è un fatto genuinamente popolare e come tale è
capace di evolversi continuamente conservando lo spirito originario.
Anche il Presepe Vivente di Grognardo
continua ad evolversi, rimanendo fedele all’ispirazione originaria di
offrire a tutti la possibilità di stare insieme in letizia nella Notte
Santa. L'edizione del 2005 ha valorizzato, con nuovi quadri viventi
ispirati dal Vangelo, l’aspetto di sacra rappresentazione e, per
accentuare il collegamento del Presepio con la nostra gente,
l’impostazione dei quadri viventi è stata tratta dai dipinti sacri di un
grande artista di Toleto, Pietro Ivaldi detto il Muto. La sera del 24 il
Centro Studi Pietro Ivaldi ha organizzato nella cantina del castello una
mostra degli affreschi del Muto riguardanti la natività: Nascita di Maria,
Presentazione di Maria al Tempio, Sposalizio della Vergine, Annunciazione,
Incontro tra Maria ed Elisabetta, Natività e Visita dei Magi, questi i
quadri scelti per presentare l’opera dell’Ivaldi in un contesto che trae
spunto proprio dalle sue raffigurazioni. Tutto è avvenuto nella consueta
cornice tradizionale di ospitalità ed amicizia, con la possibilità di
fermarsi nel tepore dei vecchi negozi e delle vecchie locande ricostruite,
a scaldarsi e magari a gustare piccoli assaggi di cose antiche. Come
sempre in questa notte di Vigilia il denaro non ha avuto corso, e chi ha
voluto dare il suo contributo ha potuto farlo solo coi “grognardini”,
la moneta della Notte di Natale.

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PIETRO
IVALDI, IL MUTO DI TOLETO
Pietro Ivaldi (1810 – 1885), noto
come “il Muto”, ha i suoi natali nel 1810 a Toleto, una delle più piccole
frazioni del Comune di Ponzone, territorio ricco di storia e tradizione.
“Il Muto”, artista che ha affrescato le più belle ed importanti chiese
della Diocesi di Acqui ha quindi le sue origini in una piccola frazione
del comune di Ponzone, dalla quale è partito prima alla volta di Asti, poi
per Torino, Firenze, Roma e Venezia per ritornare nelle sue terre una
volta sviluppate le tecniche pittoriche apprese dai maestri dell’accademia
Albertina e affinate dalla visione dei grandi affreschi romani. La vita di
Pietro corre parallela con quella del fratello Tommaso (1818 – 1897),
valente stuccatore, che, oltre ad aiutarlo nella realizzazione delle opere
artistiche, quasi sempre lo affiancava o addirittura lo sostituiva nella
stipulazione di contratti, atti di commissione o ricevute di pagamento. La
produzione dei due fratelli, e della loro bottega d’arte, fu vastissima e
spazia per l'intero basso Piemonte con la Cattedrale di Acqui, il
Santuario della Madonnina, la Chiesa parrocchiale dell'Assunta di Ovada,
l’oratorio di Ponzone e di altre dei paesi dell'Acquese, Ovadese (Molare,
Santuario delle Rocche) e Casalese. Pietro e Tommaso lavorarono inoltre
nell'Astigiano (Bruno, Mombercelli, Nizza Monferrato, Incisa Scapaccino),
nel Vercellese e nella Lombardia meridionale (Lomellina) sino alla vicina
Liguria (Sassello e Celle ligure).

L’arte di Pietro Ivaldi è
una vera e propria rappresentazione visiva delle sacre scritture fatta di
colori semplici e luminosi, di pitture immediate e decise, con una
evidenza della gestualità delle figure: il gesto è infatti per Pietro,
ragazzo sordomuto, la via privilegiata di comunicazione con il mondo
circostante. Se semplici ed immediati sono i temi trattati dal Muto, non
si deve pensare a lui come ad un pittore semplicistico; la scelta di
sfondi particolarmente chiari, le figure ben dosate di luci, ombre,
colori, alla ricerca di una equilibrata armonia, anticipano infatti
tecniche proprie della moderna fotografia. Il Muto sa essere regista e
sceneggiatore al tempo stesso trasmettendo la magia delle emozioni da lui
vissute in prima persona. L’amore di Pietro per il suo territorio traspare
nelle suo opere ed i paesaggi spesso rappresentati all’interno degli
affreschi sembrano indicare un invito alla riscoperta delle nostre
origini. Una delle peculiarità del Muto sta infatti nel saper inserire
all’interno della rappresentazione delle Sacre Scritture brani poetici,
lasciando testimonianze della propria terra, nella ricerca di una
ambientazione dei fatti narrati attraverso un paesaggio reso più familiare
dalle lacune architettoniche e dalla personale evocazione di orizzonti
lontani. Ecco infatti palme, deserti, improbabili cammelli dipinti con
quel tanto di fantasia mista a verità in grado di rendere esplicita la
dottrina cristiana anche alla povera gente delle campagne che non
conosceva il latino della Messa o era addirittura analfabeta.
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